APRICALE

In Provincia di Imperia (Liguria), a un passo dalla Francia, fra le Alpi Marittime e le Alpi Liguri, sembra di essere in una fiaba. Spunta abbarbicato su un monticello, non altissimo, ma che, nel verde, pare un nudo sasso sospeso nell’aria, con un presepe appoggiato sopra. Apricale sorprende sia che ci si arrivi dalle stradine impervie che lo congiungono a Triora, altro borgo montano bellissimo, paese delle Streghe, sia che lo si raggiunga dal mare, da Imperia, passando per Dolceacqua, altro luogo incantato. È un borgo scavato nella pietra e aggrappato alle rocce. Un dedalo di viuzze, muretti a secco, ponticelli di pietra e gallerie, ne costituisce l’ossatura. Vie fatte per i muli, quando le strade dal mare erano solo ripidi sentieri nei boschi. Le strade sono ancora tortuose ma ben percorribili.

Il borgo romantico........

Il romantico borgo di Apricale è stato nel passato più remoto luogo di scambio fra Galli e Celti Liguri. L’alleanza che, a fianco dei Cartaginesi, mise in ginocchio Roma, contro l’indomabile Liguria. Luogo di passaggio di cavalieri, menestrelli occitani e naviganti. 
Meta di monaci solerti che, all’inizio del Medio Evo, portavano la coltivazione delle olive (ad Apricale esiste lo stroscia, l’originale gelato all’olio). Gli ulivi fecero la fortuna del territorio, un luogo dove non si poteva che avere latte di capra e castagne, nell’antichità. Ottime castagne per farne farina con la quale fare castagnacci, paste, per non parlare delle caldarroste.

Una delle più belle è senza dubbio la Chiesa della purificazione di Maria Vergine, il cui ingresso, ricostruito nel corso della seconda metà del ‘700, si affaccia oggi sulla Torracca
L’edificio religioso è un’opera architettonica che racchiude diversi stili, a partire dalla struttura originale gotica – poi rivisitata secondo i canoni dell’architettura barocca – sino alla facciata neoromanica. La sua particolarità è però la capacità di coniugare l’arte antica a quella moderna: sul campanile svetta infatti una bicicletta, curiosa installazione artistica di Sergio Bianco, chiamata La forza della non gravità.

Museo della storia di Apricale
E' possibile ammirare alcuni splendidi reperti di origine medievale che raccontano il passato di questo suggestivo paesino di pietra. Tra le mura del castello, inoltre, trovano luogo varie manifestazioni culturali e artistiche, tra le quali quelle dedicate a noti esponenti dell’arte francese e internazionale.

Interessante anche percorrere la  via Cavour, in parte coperta, che corre lungo il fianco destro dell'oratorio di San Bartolomeo per poi arrivare al cimitero al cui centro sorge la chiesa romanica di  Sant'Antonio abate, che ha una facciata barocca con l'originale tinteggiatura “a marmorino” (un graffito la data al 1793), in grado di conferire alle pareti il tipico effetto del marmo, ricreandone le particolari striature e la tipica lucentezza. 
Nell'interno c'è un abside duecentesco con affreschi quattrocenteschi che rappresentano il Cristo nella “mandorla mistica” e gli evangelisti, oltre a interessanti quadri probabilmente settecenteschi posti alle pareti laterali.

Gli affreschi più antichi dovrebbero essere quelli dell 'Assunta e degli Evangelisti, sulla seconda campata, mentre si segnalano per la loro qualità pittorica i Padri della Chiesa affrescati da un ignoto pittore lombardo di inizio Cinquecento nella prima campata. 
Gli affreschi più tardivi raffigurano invece storie della vita della Madonna e di Cristo.

Procedendo per il paese lungo quella che fu per secoli l’unica via di accesso al borgo, s'incontra un altro antico edificio, detto “ Casa o Torre del Boia” dove si può osservare un poggiatesta in tufo, posizionato al lato est: si racconta che la testa di chi già era stato impiccato venisse poi mozzata e qui deposta per diversi giorni, a monito di chi transitava. 
Le stanze, poste su quattro livelli, ospitano un insieme di oggetti (prevalentemente asce) e oggetti da taglio. Infine, a nord di Apricale, in piena campagna, ci sono i ruderi (sono rimasti in piedi i soli muri perimetrali) della chiesa di  San Pietro in Ento, a una sola navata con abside semicircolare, risalente pare al 1230 e ritenuta da qualcuno la più antica della vallata; i resti fanno pensare che qui ci fosse un abitato successivamente scomparso. 
Il grande archeologo Nino Lamboglia riteneva che il toponimo “Ento” derivasse dal nome dei Liguri Intemeli, fondatori di Albium Intemelium, l'attuale Ventimiglia.

Sulla cima di un colle che domina un paesaggio di uliveti e di boschi, il suggestivo borgo di Apricale è ottimamente conservato. 
Il centro storico offre possibilità di alloggio in strutture tradizionali che permettono di immergersi nell’atmosfera antica ed accogliente del luogo. Apricale rappresenta inoltre un vivace centro di vita culturale e sociale in cui si alternano feste paesane e mostre d’arte, sagre e rassegne teatrali.” Paolo, ghost visitor TCI

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