Millesimo

Millesimo, disteso lungo la riva destra del ramo della Bormida cui ha dato il nome, è un borgo sorto in epoca romana (II secolo d.C.) presso l’antico tracciato viario della Aemilia Scauri, che congiungeva Luni, percorrendo l’Appennino Ligure, a Vada Sabatia (Savona)
Il primitivo vicus romano era probabilmente situato nella piccola piana intorno alla pieve di Santa Maria extra muros.

La prima denominazione ufficiale di Millesimo compare in un diploma imperiale del 917 in cui gli abitanti del luogo sono definiti plebs melosine. 
L’etimologia del nome, scartata la suggestiva ipotesi di una derivazione dal sostantivo greco melos (=canto), per denotare l’indole pacifica e l’attitudine al canto dei millesimesi, sembra dipendere dalla radice locale mrè ( da cui la pronuncia dialettale di Millesimo Mréjiu), che designa la natura aquitrinosa e ricca d’acqua del luogo.

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DEL COMUNE DI MILLESIMO

Di proprietà dei monaci di S. Antonio Abate, la chiesa parrocchiale era uno dei tre monasteri esistenti in Millesimo. Fu consacrata nel 1467 da Pietro del Carretto, primo Vescovo di Alba. Nell´interno si trovano opere pregevoli: l´acquasantiera in marmo bianco del 1484, l´altare maggiore (eretto nel 1723, quando la chiesa fu prolungata con il coro) e la statua della Madonna del Carmine, che viene portata in processione alla festa patronale il 16 luglio, e il crocifisso, opera barocca della scuola del Maragliano

Fuori del centro storico sorge Santa Maria extra muros, un edificio a pianta basilicale del XII secolo, di stile romanico, diviso in tre navate da archi a tutto sesto e dotato di un campanile a cinque ordini del XV secolo. Questa pieve si trova citata su un documento del 998 con la denominazione di S. Petri de Melesino. Dopo secoli di incuria e di abbandono durante i quali è stata anche cimitero del paese, a partire dal 1960 è stata restaurata e restituita al culto. L´interno presenta una pregevole vasca battesimale risalente alle origini della chiesa e interessanti affreschi in stile gotico, oggetto di una recente campagna di recupero.

Proprietà dei monaci del Monastero di S. Pietro di Savigliano, il monastero di S. Stefano fu acquistato dal marchese Enrico II del Carretto e donato nel 1216 alle monache dell´ordine cistercense di Santa Maria de Betton (in Savoia).
Accanto all´originale chiesa romanica, trasformata nel ´600 in forme barocche, nel XV secolo fu aggiunto il chiostro con eleganti capitelli in pietra arenaria. In un cortile adiacente alla chiesa si trova un interessante affresco del XIV secolo, rappresentante la Madonna, S. Stefano e la famiglia del Carretto. Nel 1802 il monastero venne soppresso e da allora è proprietà privata. 
Durante i primi anni del ´900, per volontà del proprietario, il marchese Carlo Centurione Scotto, i Coppedè ne curarono la ristrutturazione secondo i modelli del revival gotico-rinascimentale.