La Liguria offre uno spettacolare scenario per ciò che riguarda la Fauna che popola il suo territorio. Grazie alla concomitanza di più habitat naturali, tra cui montagna, collina e mare, vanta la presenza di numerose specie di animali che altrove hanno trovato l’estinzione.
Il territorio è costituito per il 65% da montagne e il restante 35% da colline. La fascia montuosa fa parte delle Alpi ad ovest e degli Appennini ad est, il Monte Saccarello è la vetta più alta con i suoi 2200 metri.

La conservazione di molte specie faunistiche è assicurato dalla presenza di numerosi Parchi e Aree Protette, che garantiscono la sopravvivenza degli animali. Fra questi, citiamo:

Parco Naturale Regionale dell’Antola, Parco Naturale Regionale dell’Aveto, Parco Naturale Regionale di Portofino, Riserva Naturale Agoraie di Sopra e Moggetto, Area Naturale Protetta Parco delle Mura, Giardino Botanico di Pratorondanino, Area Naturale Regionale delle Alpi Liguri, Parco Nazionale delle Cinqueterre, Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra, Parco Naturale Regionale di Porto Venere, Parco Naturale Regionale del Beigua, Parco Naturale Regionale di Bric Tana, Parco Naturale Regionale di Piana Crixia, Riserva Naturale Regionale di Bergeggi, Riserva Naturale Regionale dell’Isola Gallinara, Riserva Naturale Regionale di Rio Torsero.

Colubro di esculapio

Il Colubro di Esculapio è possibile avvistarlo in Spagna, Francia, Italia, alcune zone dell’Europa centrale, Balcani e Asia centrale. In Italia, risiede maggiormente in Liguria, è possibile avvistare questo serpente in tutti gli ambienti e addirittura anche in città. Il suo habitat naturale è formato da ambienti rocciosi con abbondanza di vegetazione, boschi aperti, muretti, rive di fiume e discariche.

La sua dieta è composta da piccoli roditori, lucertole, uova e piccoli uccelli trovati nei nidi. La sua tecnica di caccia consiste nel soffocare la preda tra le sue spore e poi divorarli. Non è un esemplare velenoso, ma se attaccato, tenta in primis la mimetizzazione, ma se questa tecnica non funziona, si avventa contro il predatore, tentando di morderlo e spaventarlo.

Presso gli antichi greci, Asclepio, dio della salute e della medicina, regge infatti nella mano destra un bastone attorno al quale è attorcigliato un serpente, simbolo di prosperità, fertilità e benessere. Latinizzato insieme alle altre divinità greche, verso il III secolo a.C., Asclepio ribattezzato Esculapio, fa ingresso nel pantheon romano, assumendo l’aspetto del serpente sacro inviato dagli dei a porre fine alle epidemie di peste che devastavano Roma. Ciò valse al Saettone una fama positiva, cui non è estranea la sua predilezione per ratti e topi.

Tasso

Il tasso, il cui nome scientifico è Meles meles, è un mammifero appartenente alla famiglia dei mustelidi che comprende, ad esempio, la lontra, il visone, la puzzola, la faina, il furetto, l’ermellino e la donnola.

Questo animale, dall’aspetto caratterizzato da una mascherina nera che ricopre il suo muso e da un corpo robusto e tozzo, sembra quasi un orso in miniatura.
Il Meles meles, più comunemente conosciuto con il nome di Tasso è un piccolo mammifero onnivoro della famiglia dei Mustelidi che vive in gran parte in Europa, Asia e Nordafrica. E’ presente anche nella penisola Italiana ad eccezione delle Isole. Nella regione Liguria è piuttosto frequente trovarlo nelle coltivazioni di olivi. Abita inoltre le zone boschive dove la vegetazione gli consenta di individuare adeguati punti di riparo.Della famiglia dei Tassi si possono individuare le sottospecie:Meles meles meles;
Meles meles anaguma;
Meles meles marianensis;
Meles meles leucurus;
Meles meles leptorynchus;

Il corpo del Tasso è piuttosto robusto e massiccio, con una forte muscolatura. Il muso è appuntito e presenta una striscia di colore bianco che prosegue fino al ventre. Le zampe sono dotate di un grosso cuscinetto centrale circondato da quattro polpastrelli rotondi. Si tratta di un mammifero onnivoro che si ciba indifferentemente di radici, rizomi e tuberi, ma anche di lumache, vermi e serpenti compresa la vipera, essendo immune al suo veleno.L’occupazione principale del Tasso consiste nella costruzione delle tane, attività che svolge di notte essendo un animale notturno. Pur non cadendo in letargo, durante il periodo autunnale il Tasso prepara adeguatamente la tana con erbe secche e muschi. Quando le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli, trascorre lunghe settimane di riposo nella tana e sopravvive grazie alle riserve di grasso accumulate nei mesi precedenti.Le tane sono scelte fra grotte naturali, anfratti della roccia o vengono direttamente scavate nella terra. La tana è composta da profonde gallerie comunicanti con l’esterno e spesso al suo interno vivono più esemplari di tasso. Non è raro che il tasso condivida la tana con la Volpe. All’esterno della tana si possono notare dellle buche nel terreno dove il tasso è solito lasciare i suoi escrementi.Durante il periodo degli accoppiamenti, la femmina da alla luce da 2 a 4 piccoli che allatta per circa 3 mesi.



Il Lupo

Quanti sono gli esemplari di “Canis lupus italicus” in Liguria e dove sono concentrati? Le stime più attendibili parlano di 150 esemplari, una popolazione in crescita. «Il lupo è un viaggiatore e non rispetta i confini segnati dall’uomo, ma possiamo parlare di una presenza ormai consolidata in tutta la parte interna della Liguria, dal confine con la Francia all’Appennino tosco-emiliano» racconta Roberto Costa, presidente dell’unione dei parchi liguri Federparchi e a lungo responsabile del Parco dell’Antola, dove il lupo è tornato ad essere di casa negli anni Novanta.

Le dimensioni del lupo variano a seconda della sottospecie, ma generalmente questo animale ha la taglia di un grosso cane: i maschi, generalmente più grandi delle femmine, misurano da 135 a 170 cm di lunghezza, mentre l'altezza al garrese varia da 45 a 90 cm; 30-35 cm spettano alla coda. Il peso in genere è di 25-35 kg, anche se spesso raggiunge i 40-45 Kg.
Il mantello invernale ha pelo lungo e fitto e la colorazione tende al grigiastro, contrariamente a quello estivo in cui il pelame è corto, rado, poco denso e di colore marrone-rossiccio.
Una macchia bianca si estende ai lati del muso e sulle guance, mentre la punta della coda é nera. Nella popolazione italiana e in quelle mediterranee in genere, gli arti anteriori frontalmente sono sempre percorsi da una sottile striscia longitudinale scura. Le orecchie sono triangolari, arrotondate, erette e più corte che nel cane. Gli occhi sono in genere di colore giallo dorato o ambrato.

Animale marcatamente sociale, il Lupo vive in gruppi organizzati da una ferrea gerarchia le cui dimensioni variano a seconda delle disponibilità ambientali.
In Italia, dove mancano le grandi prede, i branchi in genere sono piccoli (dimensioni medie 6-7 individui, ma possono andare da 2 a 20 individui) e frequentemente costituiti da nuclei familiari che comprendono una coppia con i cuccioli dell'anno e a volte i giovani dell'anno precedente.

L'organizzazione del branco attraverso una precisa gerarchia sociale è indispensabile per garantirne il perfetto funzionamento e il successo, per esempio nell'abbattimento di prede molto grandi.
Si pensava che l'origine del branco fosse strettamente connessa con la necessità di avere più probabilità di successo nella caccia delle prede, tuttavia, anche se ciò può essere vero in alcuni casi, stanno emergendo altre teorie, secondo le quali, l'origine del branco andrebbe ricercata di più nel contesto della necessità di avere più successo durante la riproduzione.

Il branco è guidato da due individui che stanno alla punta della piramide sociale, il maschio alfa e la femmina alfa. La coppia alfa (di cui solo uno dei due componenti può essere il "capo") possiede più libertà rispetto al resto del branco, anche se i due non sono leaders nel senso umano del termine: gli individui alfa non impartiscono ordini agli altri lupi; bensì, possiedono la libertà di scegliere cosa fare, quando farlo, dove andare, quando andare. Il resto del branco, che possiede un forte senso della collettività, solitamente li segue.

Il Capriolo

Il Capriolo, Capreolus capreolus, appartiene alla famiglia dei Cervidi ed è un mammifero ungulato, cioè appoggia le zampe su unghielli. Si tratta di un ruminante con apparato digerente poligastrico con una corporatura medio piccola e un andamento molto elegante. Vive principalmente in Europa e in Asia sugli altipiani e sulle montagne. In Italia lo troviamo anche sulle Alpi e Appennini Liguri. Lo troviamo anche nelle radure e nel sottobosco, sia in pianura che nelle zone collinari.

Il Capriolo presenta, nei soggetti maschi adulti, un palco con tre punte per ogni lato che cadono a fine autunno per ricrescere ad inizio primavera. Ha un corpo ricoperto da un mantello di colore rosso-marrone, tranne per la gola e la parte ventrale e perianale che sono di colore bianco. Il mantello subisce, durante il corso dell’anno, due mute, una nel periodo invernale con un manto di colore grigio-bruno e una in primavera, con colori giallo-arancione vivace. Il Capriolo possiede un muso piuttosto piccolo, colorato di grigio e una coda corta che non emerge dal pelo. Il corpo ha un peso variabile fra i 10 e i 25 kg., una lunghezza intorno ai 90-130 cm. e un’altezza di 60-77 cm.

Gli esemplari maschi svolgono un’esistenza pressochè solitaria, intervellata da scontri per assicurarsi il territorio e ritornano al branco solo in autunno, mentre le femmine vivono solitamente in branchi composti da poche unità e condotti da un esemplare dominante. All’interno del branco, vige una predefinita gerarchia che regola i rapporti sociali. Dopo gli accoppiamenti, all’inizio dell’estate le femmine gravide partoriscono i loro cuccioli, uno o due al massimo, che nascono con un bellissimo manto maculato. I piccoli sono in grado di fare i primi passi già entro un’ora dalla nascita e vengono allattati dalla madre fino a 3-4 mesi.

Nell’alimentazione del Capriolo troviamo vegetali molto digeribili con un altissimo contenuto energetico e scarso contenuto di fibra, fra cui gemme, bacche, frutta e germogli. Il Capriolo ha i sensi dell’odorato e dell’udito molto ben sviluppati. Emette un segnale acustico, chiamato abbaio, che assomiglia molto all’abbaiare del cane e che rappresenta uno stato di pre-allarme quando l’animale individua un pericolo imminente.

Nell’esemplare femmina si nota una particolarità sorprendente, una volta fecondata in estate, infatti, l’ovulo si impianta nell’utero e rimane latente fino a gennaio quando riprende lo sviluppo embrionale. Se invece, la fecondazione, per varie cause, avviene in inverno, il ciclo gestazionale si compie senza interruzioni.
Unici predatori del Capriolo sono rappresentati, oltre dall’uomo con la sua attività venatoria, dall’aquila reale, la lince e la volpe che predano i cuccioli indifesi.

La lucertola ocellata



La lucertola ocellata (Timon lepidus, Daudin 1802)) costituisce una delle caratteristiche più significative del Sito. L’animale è il più grande Sauro della fauna italiana e rappresenta per la Liguria una specie di interesse biogeografico in quanto, diffusa nella Penisola Iberica e nella Francia meridionale, ha come areale italiano soltanto la Liguria occidentale, testimonianza di antichi collegamenti continentali tra il Nord-Africa, la Penisola Iberica, la Francia meridionale e la Liguria attraverso lo Stretto di Gibilterra (le caratteristiche della distribuzione del Sauro si possono evincere dallo schema dell’areale di distribuzione in allegato).
Attualmente la specie sembra distribuita fino al Finalese (particolarmente nell’Altopiano delle Manie), ma dati museali e bibliografici dell’800 testimoniano la sua passata presenza anche nella Liguria di Levante, nello Spezzino e sul Monte di Portofino da dove proveniva un esemplare del 1868 conservato presso il Museo di Storia Naturale “G.Doria” di Genova. A causa di questa sua peculiare distribuzione biogeografica la Regione Liguria ha richiesto per le popolazioni italiane l’inserimento nell’Allegato II della Direttiva “Habitat” come specie prioritaria.

La specie è di solito poco conosciuta dai locali ed è spesso confusa con il ramarro. A Pompeiana interviste fatte in paese alle persone , soprattutto anziane, hanno evidenziato come alcuni la conoscano per averla vista in campagna, probabilmente in ore del giorno in cui, essendo appena uscito dalla tana, l’animale è freddo e poco reattivo. In Liguria di ponente il nome dialettale della specie è “Lagoeu” (la presenza per una specie di un termine dialettale è importante perché ne implica la conoscenza e quindi indirettamente anche la diffusione) .  I maschi raggiungono generalmente i 60 cm di lunghezza, ma si conoscono dimensioni anche superiori; la livrea dei maschi adulti è di color verde erba con ocellature blu ai lati del corpo, da cui il nome volgare della specie. I giovani hanno un aspetto meno appariscente, più piccoli e brunastri con macchie circolari orlate di nero, brune sul dorso e celesti sui fianchi. La maturità sessuale viene raggiunta dai maschi verso i due anni e dalla femmina verso i tre; la durata della vita in natura è di circa sei-sette anni. (Questi Sauri si acclimatano bene nei terrari di cui costituiscono le specie tra le più diffuse a causa della bellezza della livrea, e arrivano ad essere quasi addomesticate essendo piuttosto longeve).

In natura è un animale molto diffidente con una distanza di fuga di circa 100 m, nella maggior parte dei casi si può osservare solo col binocolo. Frequenta preferibilmente le garighe e la macchia e si rinviene in Liguria dal livello del mare fino a un’altitudine di circa 500-600 m. Ama gli ambienti aperti con erba, senza rovi o infestanti, dove sono presenti massi o lastre pietrose su cui distendersi al sole per la termoregolazione; in Liguria di ponente frequenta  anche le zone ad oliveto. E’ una delle lucertole europee più agili nonostante la mole. I maschi sono territoriali e difendono attivamente il loro territorio dagli altri maschi; maschio e femmina conducono una vita di coppia. Le prede preferite sono insetti, piccoli mammiferi e anche nidiacei, serpentelli, bacche e frutta. La popolazione di Lucertola ocellata ligure è in declino a causa dell’azione di disturbo esercitata dalle attività umane e per il degrado dell’habitat. Soffre inoltre, come la gran parte dei Rettili, gli incendi.
A causa delle grandi difficoltà negli avvistamenti esistono pochi studi sulla specie, sia sull’ecologia che sul comportamento, e gli stessi dati di presenza non sono organici, in quanto molte volte l’avvistamento, anche se compiuto da persona esperta,  è troppo fugace per poter essere considerato certo.
In Liguria la lucertola ocellata è protetta dalla L.R. 28 del 10 luglio 2009  “Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità” ed è compresa tra le specie “particolarmente protette” di cui all’Art.16 per la cui cattura e disturbo sono previste anche sanzioni.

Maiale selvatico

Il Maiale selvatico fa parte dell’ordine degli Artiodattili ed è un mammifero appartenente alla famiglia dei Suidi. Il maiale selvatico comprende 13 specie, differenti per luogo di origine e condizioni climatiche. In genere, vive soprattutto vicino alle foreste, dove si attiva principalmente di notte per la ricerca del cibo. Il suo corpo è composto da una struttura piuttosto tozza, con zampe corte e un muso molto pronunciato che termina con un grande naso.

Il corpo è ricoperto da ispidi peli, la testa è grossa con denti canini molto sviluppati, che l’animale utilizza a scopi difensivi. Si tratta di un animale molto agile, capace di spostarsi a grande velocità grazie alle particolari unghie (caratteristiche negli Artiodattili) composte da quattro dita. Non possiede una vista particolarmente sviluppata, in compenso dispone di un eccezionale senso dell’olfatto e dell’udito. In genere, l’esemplare maschio è molto più grosso della femmina e può arrivare, secondo la specie, a pesare fino 300 kg.

La dieta del maiale selvatico è molto varia, spazia da radici, frutta, foglie e funghi sino a piccoli invertebrati come lombrichi, vertebrati come topi e rane. Esemplari di Maiale selvatico sono presenti in natura nelle foreste e nei boschi d’Italia. Avvistamenti riportano alla presenza di questo mammifero anche nella regione Liguria.

Le femmine vivono in gruppi con i piccoli, formando un branco composto da svariati esemplari. Il numero dei componenti del branco è notevolmente influenzato dalla disponibilità di cibo presente nella zona. I maschi, invece, vivono una vita piuttosto solitaria e si riuniscono al gruppo delle femmine soltanto durante il periodo degli accoppiamenti. Durante questo periodo, il maschio si avvicina lentamente alla femmina, si susseguono reciproci annusamenti e dopodichè avviene l’accoppiamento. La femmina gravida si allontana dal gruppo e, scelto un posto sicuro, si costruisce un comodo giaciglio dove partorire la sua prole. Alla nascita i cuccioli di maiale selvatico sono molto piccoli, pesano dai 500 ai 900 grammi. Dopo qualche settimana incominciano a seguire la madre nei vari spostamenti. Quest’ultima è molto apprensiva e protettiva nei confronti dei piccoli, se un pericolo minaccia la sua prole arriva anche ad attaccare furiosamente.

Il Fagiano



Per Fagiano si intende un uccello dell’ordine dei Galliformes, appartenente alla famiglia Phasianidae, che più verosimilmente assomiglia ad un gallo selvatico. Il corpo del Fagiano si presenta piuttosto affusolato, con un corto collo sormontato da una testa piccola munita di un becco arcuato. Le ali sono brevi e arrotondate, mentre la coda è lunghissima e composta da 16 o 18 penne. Il corpo è ricoperto fittamente da un piumaggio vistoso, formato da grandi piume arrotondate che lasciano scoperto solo le guance e i tarsi. Le piume si allungano in collari colorati in tinte vivaci.

Il Fagiano è originario dell’Asia, ma nel tempo la specie si è diffusa anche in Europa e nel dorsale pre-appenninico Italiano. Lo troviamo numeroso anche in Liguria, dove in genere predilige i prati e i campi fertili. Sul terreno si muovono bene, procedono adagio con la coda sollevata e, se impauriti, spiccano un faticoso volo. Le ali del fagiano, infatti, non sono propriamente adatte ad un volo leggero. Con un caratteristico colpo d’ala, il fagiano prende quota, ma il volo in genere dura lo stretto necessario ad allontanarsi dal pericolo.

Il fagiano conduce una esistenza abbastanza solitaria, riunito in piccolissimi nuclei, la ricerca del cibo avviene con molta circospezione per evitare l’incontro con l’uomo, da sempre suo predatore per la squisita carne. Nella dieta del fagiano compaiono insetti, lucertole, formiche e ogni genere di sostanza vegetale, dalle foglie alle bacche.

Durante il periodo degli amori, si accendono furiose battaglie fra i maschi. Il fagiano è prettamente poligamo, ama contornarsi di un harem formato da 5 o 6 femmine. Il corteggiamento si svolge a suon di fischi e piume rizzate sul ciuffo e sul collo. Dopo l’accoppiamento, la femmina scava il terreno e depone fino a 10-12 uova. I piccoli, fin da subito, sono già in grado di compiere piccoli voli attorno al nido e restano sotto la protezione della madre per qualche mese.

La Volpe

La Volpe, ovvero Vulpes vulpes, è un mammifero appartenente alla famiglia dei Canidae, denominato anche Volpe rossa. L’areale della volpe rossa si estende dall’Irlanda fino al Vietnam e al Giappone, per comprendere l’Africa, il Nord-America e il circolo polare artico e l’Alaska. E’ presente anche in Italia, nelle regioni Sicilia, Sardegna e Liguria.Si tratta di un mammifero carnivoro di medie dimensioni che facilmente si adatta a vivere negli ambienti più disparati, dai margini delle aree abitate alle praterie montane. Principalmente vive nei boschi e nelle campagne coltivate, ma non mancano avvistamenti anche alle periferie delle città. Si ciba prevalentemente di piccoli roditori, uccelli e conigli che, in genere, caccia con estrema astuzia dopo logici appostamenti. Fra le prede della Volpe si contano anche talpe, ricci e lepri, oltre ad alcuni vegetali come la frutta e le bacche.Il corpo della Volpe è ricoperto da una folta pelliccia di colore variabile dal rossiccio fino al marrone. Possiede una lunga coda che nella parte terminale è rivestita da pelo bianco, così come la gola e il ventre. Il muso della Volpe si presenta allungato ed affusolato, con orecchie appuntite di forma triangolare. Può raggiungere, in media, un peso variabile fra i 4 e i 10 kg. e una lunghezza fra gli 80 e i 140 cm.Generalmente la volpe si accoppia sempre con lo stesso partner e fa vita di coppia all’interno di un nucleo formato da un maschio ed alcune femmine. Il maschio si occupa attivamente della cura dei cuccioli e alla loro difesa. Inoltre, durante le prime settimane di vita dei cuccioli, la madre non si allontana mai dalla tana e viene amorevolmente nutrita dal maschio che le procura il cibo.
La volpe comunica con gli altri esemplari attraverso segnali olfattivi, tattili e sonori.Al termine del periodo degli accoppiamenti, generalmente nel periodo invernale, l’esemplare femmina partorisce circa 3-4 cuccioli, che premurosamente allatta per circa un mese, fino a quando i nuovi nati non sono in grado di assumere i cibi solidi. Questi ultimi vengono prima digeriti dalla madre e poi rigurgitati nella tana per sfamare le piccole volpi.Il nemico più pericoloso per questo mammifero è rappresentato dall’uomo, che fin dall’antichità ha perseguito una feroce “caccia alla volpe“, vuoi per motivi puramente ludici come lo sport diffuso in Gran Bretagna, vuoi perchè considerata il nemico numero uno dei pollai, dove è abile a rifornirsi di polli. La peculiarità più conosciuta del comportamento di questo mammifero è sicuramente la furbizia con cui si muove e procaccia il cibo alla sua prole. Fin dai tempi più antichi, la volpe è stata considerata l’incarnazione della scaltrezza, colorando molte fantasie popolari e contribuendo a mal vedere questo bellissimo animale.

Il Cinghiale

Il Cinghiale appartiene alla famiglia delle Suidae, un mammifero artiodattilo conosciuto anche con il nome di Sus scrofa. Il cinghiale è da sempre considerato un avversario così potente da temerne un incontro solitario durante una passeggiata nel bosco. Nonostante sia stato per lungo tempo fonte primaria di cibo, grazie alle successive reintroduzioni non ha subito decimazioni. Inoltre, grazie alla sua forte resistenza e adattabilità, ha notevolmente ampliato il suo areale originale. Oggi lo possiamo scorgere nei pendii boschivi a ridosso dei centri abitati, dove si avvicina volentieri e senza paura.

Il cinghiale è originario del Nordafrica e dell’Eurasia, da dove si è propagato praticamente in tutto il mondo. Ad oggi, si conoscono le sottospecie Indiane, Indonesiane, Occidentali e Orientali. Fra queste sottospecie notiamo una differenziazione cromosomica unica nel suo genere: la razza Europea presenta 36 cromosomi, mentre le altre razze 36. Questo non impedisce, però, accoppiamenti fra tutte le specie che portano ad una prole con 37 cromosomi.

Il Italia il cinghiale è diffuso su quasi tutto il territorio, con prevalenza in Maremma, in Sardegna, Sicilia, Isola d’Elba e sull’Appennino Ligure, nonchè sui versanti collinari fino ai centri abitati. Vive principalmente nei boschi fitti, dove preferisce i querceti, a stretto contatto con una fonte di acqua, come torrenti o stagni. Il corpo del cinghiale può raggiungere dimensioni anche notevoli, fino a 180 cm di lunghezza e fino ad un quintale di peso. Il corpo è tozzo, con zampe corte. I piedi sono dotati di due zoccoli anteriori di dimensioni superiori ai due posteriori. Nonostante le dimensioni delle zampe, il cinghiale si muove agilmente, riuscendo anche a galoppare velocemente.

La coda si presenta lunga e ricoperta di setole che terminano con un folto ciuffetto peloso. Viene agitata nervosamente dall’animale quando quest’ultimo si sente in pericolo. La grossa testa è dotata di un lungo muso conico con un’estremità cartilaginea detta grugno, che ha un forte senso tattile ed olfattivo. I piccoli occhi sono disposti obliquamente e lateralmente al cranio e non garantiscono una vista particolarmente acuta al cinghiale. I sensi maggiormente sviluppati sono senza dubbio l’udito e l’olfatto.

La dentatura del cinghiale è formata da 44 denti, di cui dodici incisivi, quattro canini, sedici premolari e dodici molari. Quest’ultimi sono gli unici denti permanenti dell’animale, gli altri invece tendono a cadere con l’anzianità dell’animale. I canini, o zanne, sono la particolarità fisica che più caratterizza il cinghiale. Essi hanno una crescita continua e possono arrivare ai 15-20 cm.
Il corpo è ricoperto da spesse setole che proteggono la pelle dai graffi delle piante spinose del sottobosco e il sottopelo aiuta l’animale ad isolarsi dal freddo. Durante l’anno, il mantello subisce una muta nel periodo primaverile che porta un nuovo pelo sempre di colore bruno-rossiccio.

La vita del cinghiale si svolge soprattutto di notte, mentre di giorno l’animale si riposa all’interno di buche che lui stesso scava nel terreno. Il branco è composto da una ventina di esemplari di femmine con i cuccioli, dirette dalla scrofa più anziana, gerarchicamente dominante. I maschi, invece, vivono in maniera più isolata, riuniti in piccoli gruppi ad eccezione del periodo degli amori, quando si riuniscono al branco delle femmine. Qui mettono in scena estenuanti combattimenti per allontanare eventuali giovani maschi.

Il cinghiale è un animale onnivoro, si ciba indifferentemente di ghiande, piante, frutti, tuberi e radici, come insetti, invertebrati, carne e pesce. Non è raro vedere un cinghiale cacciare vittoriosamente rane, agnelli, cerbiatti e serpenti.


La tartarughina palustre

Le femmine sono sempre più grandi dei maschi. I maschi raggiungono una lunghezza di 15–18 cm mentre le femmine 20–22 cm. Il piastrone (scudo ventrale) è composto da 12 elementi, ha un colore giallo sabbia uniforme con scarse venature più scure.

Lo scudo dorsale (carapace) è collegato con il piastrone attraverso legamenti cartilaginei che favoriscono la mobilità di entrambe le parti, è ricoperto da 5 placche vertebrali, 8 costali e 25 marginali delle quali 1 nucale e 2 caudali. Il carapace è appiattito e ovale, il colore di fondo è molto variabile, va dal marrone oliva al verde scuro, fino al nero.

Negli esemplari giovani sul carapace è presente una carena centrale che poi scompare completamente con la crescita. Il colore della pelle, della testa e degli arti va anch'esso dal giallo al verde scuro; anche sulla pelle sono presenti punteggiature gialle. Le dita sono provviste di unghie e collegate tramite una membrana interdigitale. La specie è caratterizzata da una coda piuttosto lunga in entrambi i sessi provvista di un'unghia terminale. La coda, infatti, negli esemplari adulti, misura circa la metà della lunghezza complessiva dell'animale. Le principali differenze tra le varie sottospecie di E. orbicularis riguardano le dimensioni, la forma e la colorazione del carapace.

In Italia gli esemplari di dimensioni maggiori provengono dalla Pianura Padana (hanno un colore verde scuro e il carapace bombato), le popolazioni meridionali, invece, hanno di solito dimensioni più piccole, un colore più chiaro e il carapace più piatto.

I maschi hanno dimensioni minori delle femmine e la loro coda è leggermente più lunga di quella delle femmine. I maschi hanno una coda più grossa di quella delle femmine, soprattutto nella parte iniziale, ed hanno l'apertura anale in posizione più arretrata. Nei maschi il piastrone è concavo, nelle femmine, invece, è piatto.

Lo scudo dorsale nelle femmine è generalmente più alto di quello dei maschi e di forma più tondeggiante, mentre nei maschi è più stretto davanti e più largo nella parte posteriore. La pelle nelle femmine ha un colore più accentuato rispetto ai maschi; la testa, in particolare, è più picchiettata in giallo e la mascella è spesso completamente gialla mentre nei maschi la mascella è nera e la testa spesso priva di punteggiatura gialla.

Le femmine di solito hanno gli occhi gialli, i maschi, invece, li hanno rossi, arancione, gialli, e a volte anche bianchi. Mentre in alcune specie acquatiche, come ad esempio la Trachemys scripta elegans, le unghie delle zampe anteriori dei maschi sono più lunghe di quelle delle femmine, nella E. orbicularis questa differenza non è presente, anche se nei maschi le unghie sono più ricurve rispetto alle femmine. Le differenze tra i due sessi sono distinguibili ad almeno 5 anni di età.

Riguardo il mare invece, c’è da segnalare soprattutto la presenza di numerosi cetacei. Animali come il capodoglio, il delfino e la balenottera sono ben presenti nelle acque liguri. Naturalmente non si tratta degli unici abitanti del mar Ligure: totani, polpi, calamari, seppie e altri invertebrati, così come branzini, scorfani e cernie, sono abituali frequentatori di questa porzione di mediterraneo.

Il Capodoglio

Il Capodoglio è il più grande predatore che esista al momento attuale sulla Terra e deve il suo nome ad un organo che ha sul capo, lo spermaceti, che è colmo di una sostanza oleosa.I maschi possono raggiungere i 18 metri di lunghezza.E’ molto difficile osservarlo in superficie in quanto è in grado di immergersi per una durata superiore alle due ore e a profondità superiore ai 2000 m. Abitualmente, tuttavia, le sue immersioni durano meno di mezz’ora, nel corso delle quali non vengono superati i 500 m di profondità.Non è un gran nuotatore, in genere si sposta ad una velocità non superiore ai 4 nodi (7.5 km/h) e solo per brevi tratti lo si è visto superare i 15 nodi. Il comportamento in superficie è molto diverso da quello delle balenottere comuni: il capodoglio rimane visibile tutto il tempo, respirando con grande regolarità (5-6 soffi al minuto). La durata della permanenza in superficie è in stretta relazione con la durata della precedente immersione. Particolarità del soffio del capodoglio è di essere basso ed inclinato da una parte. Al termine di una sequenza respiratoria, il Capodoglio estrae verticalmente la coda dall’acqua e si immerge. La componente principale della dieta del Capodoglio è costituita da calamari.

Il Delfino comune, nonostante il suo nome, negli ultimi 20 anni si è avvistato molto raramente nel Mar Ligure. E’ molto difficile incontrarlo ed è quasi impossibile avvistare degli interi branchi di questa specie nel Santuario Pelagos.

Gli ultimi avvistamenti effettuati da noi o da altri istituti di ricerca in Mar Ligure, segnalano alcuni individui, massimo tre, associati a branchi di stenelle striate.

Le due specie sono facilmente confondibili, perchè la principale differenza nella colorazione è visibile solo nel fianco dell’animale, che non sempre durante gli avvistamenti è visibile. Le stenelle striate ed i delfini comuni hanno comportamento, velocità di nuoto e forma del corpo molto simile, ma quest’ultimi presentano sui fianchi un tipico disegno scuro a forma di triangolo con l’apice rivolto verso il basso e raggiungono la dimensione massima di 2 metri.

La dieta del delfino comune si basa principalmente sul pesce azzurro.

Avvistamenti di delfini comuni effettuati dalle imbarcazioni del Consorzio

Sono state scoperte quasi 40 specie di delfino, raggruppate in 17 generi. Variano da 1,2 m e 40 kg ( Cephalorhynchus hectori maui) a 9,5 m e 6 tonnellate (orca). La maggior parte delle specie pesa da 50 a 200 kg.

Naturalmente non si tratta degli unici abitanti del mar Ligure: totani, polpi, calamari, seppie e altri invertebrati, così come branzini, scorfani e cernie, sono abituali frequentatori di questa porzione di mediterraneo.

Totano, seppia e calamaro sono molluschi cefalopodi che molto spesso vengono confusi tra di loro.
Tutti e tre presentano 10 tentacoli dotati di ventose, 8 più corti e 2 più lunghi (le clave) che vengono estroflessi all’occorrenza per catturare le prede. Inoltre tutti e tre presentano la sacca di inchiostro, cioè un liquido nero commestibile che utilizzano quando vengono attaccati dai predatori per offuscare la loro vista.
Mentre le seppie sono piuttosto semplici da riconoscere, totani e calamari sono pressoché quasi identici.

La seppia ha il sacco viscerale ovale, quindi molto più largo e tozzo rispetto a calamari e totani, inoltre al suo interno presenta una conchiglia gessosa nota come “osso di seppia” che serve per sostenerla ma anche per galleggiare grazie alla presenza di camere d’aria. Può arrivare a una lunghezza di 25 cm circa, fino ai 3-4 cm si parla di “seppioline“.

Il calamaro ha il sacco viscerale lungo e affusolato e al suo interno presenta una conchiglia cartilaginea molto lunga e trasparente a forma di “penna“, detta gladio. Può raggiungere i 40 cm di lunghezza, gli esemplari più piccoli sotto i 5 cm vengono detti “calamaretti spillo“.

Anche il totano ha il sacco viscerale lungo e affusolato e anch’esso presenta la “penna” seppur leggermente più stretta e sottile. Possono raggiungere i 50 cm di lunghezza e gli esemplari più piccoli vengono chiamati “totanetti“.

Ma allora come facciamo a distinguerli?

Bisogna guardare contemporaneamente entrambe le “pinne” o “ali“. Nel calamaro delineano una forma più simile a un rombo e sono più estese partendo dalla punta e arrivando fino a circa metà o anche a 3/4 del sacco viscerale. Nel totano, invece, disegnano più una forma triangolare e sono anche più corte rimanendo ancorate più verso l’estremità appuntita del sacco.